I 5 suggerimenti di Massimo Bottura al premier Conte. Lo chef pluripremiato propone la sua ricetta per evitare la fine della ristorazione

Il titolo: "Io mi domando: ma noi chi siamo?"

È dopo l'ultimo DPCM di ottobre finalizzato al contenimento dei contagi da Coronavirus, che lo chef Massimo Bottura scende in campo con una lettera aperta al Premier Giuseppe Conte in difesa della categoria della ristorazione così drammaticamente penalizzata dalle ultime limitazioni che prevedono la chiusura dei locali alle 18.

Massimo Bottura e Giuseppe Conte
La lettera aperta di Massimo Bottura a Conte

È una lettera aperta, scritta col cuore e la passione che da sempre contraddistinguono Massimo Bottura, quella che ha apertamente indirizzato al premier Conte. Una lettera che non è un piagnisteo, non ha i caratteri cupi della disperazione e del vittimismo, ma è una serena quanto rigorosa richiesta di 5 concreti provvedimenti necessari per non annientare una intera categoria di lavoratori che con impegno, sin dall'inizio di questa nefasta pandemia, si sono rimboccati le maniche per far funzionare i loro locali nel rispetto di tutte le regole richieste per esercitare un mestiere che oltre a nutrire fisicamente nutre anche la"cultura" del nostro paese.
Bottura parla in questa lettera come uno dei "tanti" ristoratori, si mette nei panni dei suoi colleghi, racconta la nascita della sua Osteria Francescana e di come sia nato il turismo gastronomico. Ma spiega chiaramente anche i sacrifici che tanti, anzi tutti, i ristoratori hanno dovuto affrontare con il primo lockdown di marzo e che nonostante la grave perdita economica hanno riaperto, non hanno mollato, ma hanno continuato a "credere". Ecco, ora Massimo chiede al Governo di fare lo stesso, di dare fiducia e speranza a tutti loro, ma non a parole, ma con fatti concreti, di non lasciarli ancora soli.

Lettera di Massimo Bottura a Giuseppe Conte

...e speriamo che la legga. [NdR]

"Io mi domando: Ma noi chi siamo?

Io credo che oggi un ristorante, in Italia, valga una bottega rinascimentale: facciamo cultura, siamo ambasciatori dell’agricoltura, siamo il motore del turismo gastronomico, facciamo formazione, ed ora abbiamo dato inizio ad una rivoluzione culinaria “umanistica” che coinvolge il sociale.
L’ospitalità e la ristorazione, l’arte e l’architettura, il design e la luce sono gli assi portanti della nostra identità. Negli ultimi cinque anni a Modena, grazie ad un micro ristorante come l’Osteria Francescana, sono nati oltre 80 b&b. È nato il turismo gastronomico dove migliaia di famiglie, coppie, amici, passano due o tre giorni, in giro per l’Emilia, a scoprire e celebrare i territori e i loro eroi: contadini, casari, artigiani, e pescatori.
Focalizzandoci sulla ristorazione in pochi oggi hanno liquidità, anzi, oggi più che mai ci sentiamo soli.
Abbiamo chiuso a marzo e ci avete chiesto di riaprire dopo tre mesi rispettando le regole. L’abbiamo fatto. In tantissimi si sono indebitati per mettersi in regola: mascherine, gel, scanner di temperatura, saturimetri, sanificazione dell’aria, test per tutto lo staff, ingressi alternati, tavoli distanziati.
Per uscire da questa crisi senza precedenti, abbiamo bisogno di speranza e fiducia. La speranza è quella che ci mantiene in una condizione attiva e propositiva. La fiducia è credere nelle potenzialità personali e degli altri.
La forza principale che ci ha sempre sostenuto è il sogno, non il guadagno. Oggi, senza liquidità, perché in tanti continuano a sognare con l’incasso giornaliero, molti non ce la faranno e il paese perderà una delle colonne portanti della sua identità.
La mancanza di contante porta prima di tutto al mancato pagamento degli stipendi, poi dei fornitori, le rate dei mutui e infine gli affitti. Serve un segnale che ci riporti fiducia.
Ora si rischia la depressione.
Ora abbiamo bisogno di coraggio e di stimoli.
Per trovare la voglia di continuare e non sentirci soli.
 
In concreto abbiamo bisogno:

  1. Della chiusura serale almeno alle 23.00.
  2. Di liquidità in parametro ai fatturati.
  3. Della cassa integrazione almeno fino alla stabilizzazione del turismo europeo.
  4. Della decontribuzione 2021 visto che per il 2020 abbiamo già adempito in pieno.
  5. Dell’abbassamento dell’aliquota iva al 4% per il prossimo anno.

La politica è fatta di coraggio e di sogni.
È simile alla poesia.
È fatta di immaginazione e di futuro.
La politica deve rendere visibile l’invisibile".

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